Cos'è
Dall’inizio degli anni novanta del secolo passato, il corpus dei manoscritti miniati quattrocenteschi ferraresi ha finalmente ricevuto le attenzioni che merita. Nel 1991, è stato riservato ad essi ampio spazio alla mostra milanese “Le Muse e il principe. Arte di corte nel Rinascimento padano”. Col titolo “La miniatura estense”, nel 1994 è stata pubblicata l’edizione in lingua italiana del fondamentale saggio di Herman Julius Herman (1900). Dell’anno dopo è il volume monografico dedicato a “Guglielmo Giraldi miniatore” di G. Mariani Canova. Al 1998 risale l’allestimento a palazzo Schifanoia della mostra “La miniatura a Ferrara dal tempo di Cosmè Tura all’eredità di Ercole de’ Roberti”. Più di recente, in occasione del Festival Europalia 2003 Italia, manoscritti miniati di scuola ferrarese sono stati esposti al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles e, in seguito, al Castello Estense di Ferrara. Nel 2007 una selezione di opere miniate di Giorgio d’Alemagna, Taddeo Crivelli, Guglielmo Giraldi e Franco dei Rossi, ha trovato adeguata presentazione alla mostra “Cosmè Tura e Francesco del Cossa. L’arte a Ferrara nell’età di Borso d’Este”, predisposta a palazzo dei Diamanti.
Tra i protagonisti della miniatura ferrarese emerge la figura di Guglielmo Giraldi, documentato tra il 1441 e il 1494. Specializzatosi nell’illustrazione di manoscritti liturgici e di devozione, e di codici di autori classici e italiani, “Gulielmus de Ferrara” riscosse ampio gradimento presso gli ambienti umanistici, ecclesiastici e principeschi; lavorò per gli Estensi, i Gonzaga e, infine, per i Montefeltro.
A questo colto miniaturista ferrarese si deve la figurazione dell’Inferno e l’inizio del Purgatorio del “Dante Urbinate” (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, ms. Urb. Lat. 365), uno dei più sontuosi esemplari manoscritti della “Divina Commedia”.