Cos'è
Per il ciclo d’incontri “Spaziocidio. Dalla Palestina alla Metropoli Globale”
Il concetto di spaziocidio si riferisce alla distruzione deliberata e sistematica dello spazio, inteso non solo come ambiente fisico, ma soprattutto come spazio sociale in cui vivono comunità umane. Il termine è stato approfondito dal teorico dell’architettura Eyal Weizman affrontando, in Israele, l’utilizzo dell’architettura come strumento di controllo, dove lo spazio costruito e il paesaggio diventano strumenti di potere politico e militare, ma è stato preceduto da numerosi autori che hanno approfondito i temi della produzione sociale dello spazio e le geografie critiche del colonialismo e del capitalismo. In realtà il tema può essere esteso a tutte le relazioni tra spazio, potere e conflitto e al come la configurazione dello spazio stesso diventi un vettore di violenza, influenzando l’identità, la libertà e la sopravvivenza delle persone. Lo spaziocidio rappresenta una evoluzione delle pratiche autoritarie, in cui il dominio non si esercita più solo sulle persone, ma sulla possibilità stessa di abitare, attraversare e immaginare uno spazio, divenendo di fatto anche una forma contemporanea di neocolonialismo incentrata sulla segregazione come tecnica di governo dello spazio. Quindi riflettere sullo spaziocidio, nelle sue distinte articolazioni, dalla guerra, passando dal genocidio e l'ecocidio, alla distruzione creativa del neoliberismo nelle aree metropolitane diventa una priorità necessaria e fondamentale.