1 febbraio 2004
Convegno organizzato dal Servizio di Accoglienza alla Vita di Ferrara
Beata Madre Teresa - Giovanni Paolo II. "Sentinelle del mattino" nella difesa della vita
Sala Estense - Ferrara
Presentazione del presidente dell'AMCI ferrarese
dott. Chiara Mantovani
Gentili signore, egregi signori, cari amici,
benvenuti al nostro annuale convegno in occasione della XXVI Giornata per la Vita.
Vi ringrazio per la vostra partecipazione a questo appuntamento che ormai è una consolante consuetudine.
Consolante almeno per noi, del Servizio di Accoglienza alla Vita di Ferrara, perché per noi è l’occasione di incontrare tante persone che, magari con discrezione e nel nascondimento, ci sono vicine e ci aiutano tutto l’anno a portare avanti le nostre attività.
Vorrei dunque iniziare il nostro incontro raccontandovi brevemente che cosa ci è stato possibile realizzare nell’anno appena trascorso, soprattutto riguardo alle due articolazioni dell’associazione che, in modo più diretto ed attivo, portano avanti il compito specifico che abbiamo deciso di perseguire con il nostro volontariato: l’assistenza a mamme e bambini. Sono alcuni — pochi, state tranquilli! — dati numerici. Certo, non danno conto del lavoro che li accompagna, poiché nelle cifre non sono descritte le ansie e le difficoltà, i fuori orario e le emergenze; ma neppure le gioie e le consolazioni, i momenti di festa e le lacrime di gioia. Eppure questi numeri qualcosa dicono di ciò che viene fatto e, a ben guardare, anche di più si potrebbe fare.
Il “cuore” del SAV è il centro d’ascolto e di assistenza, che si occupa principalmente di gestanti in difficoltà. Ha seguito, nell’anno 2003, 57 future mamme: 10 italiane, 13 dell’Europa dell’Est, 19 del Nord Africa, 11 dell’Africa sub-sahariana e altre di 4 nazionalità diverse. Abbiamo avuto la gioia di veder nascere 31 bambini e abbiamo continuato l’assistenza ad altri 16, per un carico quindi di 45 bambini. Se passate dalla sede di piazza Saint Etienne infatti vedrete sempre fiocchi azzurri o rosa in bella mostra!
Il secondo settore fondamentale del SAV è “Progetto bambino”: l’altro “polmone” dell’amicizia e dell’accoglienza, quello che “respira” a ridosso del campanile di San Benedetto e che si occupa soprattutto di famiglie con bambini e con… problemi. Nel 2003 ha assistito 113 famiglie di cui 43 assunte in carico nel corso dell’anno. Abbiamo intrattenuto — magari facendo disegni e costruzioni, perché anche questo è aiutare i piccoli, mentre le mamme e talvolta i papà espongono le loro esigenze — 227 bambini (50 in più del 2002) e abbiamo fatto festa per la nascita di 18 nuovi (13 in più del 2002). La generosità di chi ci aiuta donandoci “cose” o denaro ha permesso, in questa sola sede di San Benedetto, che potessimo svolgere interventi di distribuzione di alimenti (591; 212 in più rispetto al 2002); di abbigliamento (441; +101); di oggetti, mobilio e altro (66; +59) nonché di aiuti occasionali (24).
Posso osare? Queste cifre non si riferiscono a tutti i bisogni che ci sono stati esplicitati: questo è ciò che siamo riusciti a fare noi. E se fossimo di più? E se potessimo acquistare ciò che non riusciamo ad avere gratuitamente? E se altri si aggiungessero alle “mani d’oro” che lavorano, anche su commissione, per preparare ciò che poi viene venduto nei nostri “mercatini”, fonte preziosa e insostituibile di finanziamento? E se… altri si inventassero nuovi modi di aiutarci?
Vi siamo grati per tutto quello che avete fatto e farete.
Chi ci conosce, sa che il nostro stile è sempre quello di instaurare un rapporto personale con chi ci interpella: il pericolo più grande che desideriamo evitare è quello di essere un “supermarket” della carità. Per due motivi, principalmente: per non sentirci appagati dal “fare” qualche cosa senza che questo metta in gioco almeno un po’ le nostre persone, senza che, insieme alle cose, non si dono anche un po’ di sé stessi; e per non svolgere un’opera che manchi della sua indispensabile funzione educativa, pedagogica, nei confronti di chi — trovandosi in difficoltà — ha bisogno anche di recuperare autonomia, autostima, capacità di impegno.
Questa autentica “passione” per la persona umana, quella che ci spinge, fra le tante azioni di bene possibili, a scegliere di fare volontariato al SAV è sempre stata presente nell’associazione. Ma — permettete che subito, all’inizio del nostro pomeriggio, lo ricordi — questa autentica vocazione è stata accompagnata, formata, accresciuta e fortificata in modo straordinario da colui che per la prima volta dopo otto anni oggi non è potuto intervenire a questo convegno: da S. E. mons. Carlo Caffarra. A lui dobbiamo moltissimo. Lo abbiamo ringraziato e salutato questa mattina, al termine della Celebrazione Eucaristica; mi è caro adesso, pubblicamente ed ufficialmente, ringraziarlo da questa sede, dalla quale non ha mai voluto mancare in tutti gli anni del suo ministero episcopale e dalla quale ci ha regalato riflessioni, fra le più profonde e preziose del suo magistero.
Già, la “passione” per l’uomo, per ogni persona umana, indipendentemente dalla sua età e dal suo stato di salute. Una passione condivisa da tanti uomini nel corso della storia e soprattutto da quando in essa si è fatta memoria dell’Incarnazione di Cristo. Il punto di passaggio fra la filantropia e l’amore per il prossimo è precisamente il momento in cui il Signore Gesù è venuto a dirci chi sia la persona umana, e a dircelo facendosi uomo Egli stesso. Così, un numero sterminato di uomini e donne ha potuto amare il proprio prossimo, perché riusciva a vedere in lui Cristo stesso. Non c’è dubbio che due testimoni giganteschi di questo tipo di amore siano i protagonisti del nostro incontro odierno: Madre Teresa di Calcutta, beata, e Giovanni Paolo II, papa.
Ma per ben iniziare il nostro convegno cedo ora la parola a mons. Giulio Malacarne: dire di lui che è il nostro assistente spirituale non è rendergli giustizia. Il “nostro” (ma lo condividiamo volentieri con tante altre associazioni) don Giulio è il “motorino” associativo, il punto di riferimento spirituale e umano, e anche con lui, in questi lunghi anni (16!) di lavoro insieme, abbiamo contratto debiti di riconoscenza non quantificabili. E anche a lui diciamo: grazie!