2 febbraio 2003
Convegno organizzato dal Servizio di Accoglienza alla Vita di Ferrara
Il dono della vita. Perché, come, a chi
Sala Estense - Ferrara
Intervento introduttivo dell'Assistente spirituale del SAV e dell'AMCI ferrarese
Mons. Giulio Malacarne
Il Vangelo di Matteo (26, 15) ci presenta il patto fra Giuda e gli avversari di Cristo: "Che cosa volete darmi, se io ve lo consegnerò?". Questo episodio è rimasto l’emblema di chi per vil denaro è disposto a sacrificare i valori più alti.
Questa cultura, diffusa oggi più che mai, come un’epidemia, ha fortemente condizionato la stima e i comportamenti della attuale società nei confronti della vita umana.
Il Messaggio che i Vescovi italiani hanno rivolto a tutte le comunità ne fa esplicita denuncia. Si intitola infatti "Della vita umana non si fa mercato". Poi soggiunge: "I modi con cui oggi la vita umana viene umiliata e sfigurata con cinico disprezzo sono tanti: aborto e commercio di organi dei minori, bambini-soldato e prostitute schiave, ragazze e ragazzi sottoposti ad abusi sessuali, speculazione su lavoro minorile, lavoratori sottopagati e sfruttati.
Ma la mercificazione della vita umana avviene anche attraverso esasperate strategie di mercato e di pubblicità, come pure attraverso un esercizio scorretto della politica, che tratta i cittadini come voti da scambiare e da piazzare.
Sullo sfondo di questo scenario oscuro il nostro convegno vorrebbe porre nella più grande evidenza quello luminoso della vita come dono. Per rispondere nel modo più esauriente possibile ai vari aspetti che questo tema presenta, abbiamo preventivato la risposta a tre interrogativi che fanno diretto riferimento al tema: "Il dono della vita: perché, come, a chi"
1. Perché
La risposta sarà direttamente legata al valore che viene attribuito alla vita umana e che certamente il chiarissimo professor Morandi saprà brillantemente illustrare con occhio attentamente critico alle ambiguità che l’attuale cultura sotto diversi aspetti propone. Una prima risposta sgorgherà da un chiarimento circa la natura dell’embrione, che varie ideologie si ostinano a definire puro materiale genetico, anziché vita umana in atto nella fase iniziale di sviluppo.
In questa società per molti non è ancora chiaro il motivo per cui il figlio va considerato un dono. Quando sembra che la natura abbia chiuso per una coppia la via alla procreazione, sfruttando il legittimo desiderio di maternità e di paternità, si arriva ad affermare un inesistente diritto ad avere un figlio in ogni modo e in qualsiasi condizione, anche fuori dal matrimonio e in contesti di omosessualità. "Un figlio — dice il citato documento — non è un oggetto, di cui si sente il bisogno, per poter esaudire un proprio desiderio; non si può esercitare su di lui un diritto di proprietà alla stregua di una comune merce.
Di questo i genitori devono tenere conto anche a proprosito della vocazione e dell’educazione dei figli stessi.
Quanto ai doveri della procreazione responsabile e generosa per la coppia va ricordato io detto conciliare "l’uomo ritrova se stesso solo nel dono generoso di sé". Solo una forte convinzione su questa verità potrebbe sbloccare il preoccupante fenomeno della denatalità. Questa poi è originata dall’idea di fondo che i figli costano e solo in determinate condizioni economiche e ambientali la vita è degna di essere vissuta. È diffusa la pretesa di una sorta di garanzia per la vita nascente, cui siano riservate tutte le potenzialità. Si radicalizza l’idea che i figli siano più un costo che una ricchezza, più un oggetto di prestazione che un dono.
2. Come
Che la vita è un dono risulta chiaro nell’ultimo messaggio dei Vescovi: "Un figlio merita di nascere da un atto di amore: dall’incontro e dal dono totale e reciproco di un uomo e di una donna, uniti in un autentico e stabile amore sponsale. Il figlio stesso è un dono, incontro e relazione. Nasce da un atto del tutto gratuito, sottratto a ogni logica utilitaristica o mercantile, perché l’amore non cerca il tornaconto personale".
A questa via, giusta e meritoria, si oppone assai spesso quella delle manipolazioni genetiche, della fecondazione assistita. Il "come" è ampiamente illustrato dal documento magisteriale "Donum vitae" (1987), il cui contenuto può essere riassunto da queste poche frasi, tratte dal documento stesso (n. 6):
"Le tecniche di fecondazione in vitro possono aprire la possibilità di altre forme di manipolazione biologica o genetica degli embrioni umani, quali i tentativi o progetti di fecondazione tra gameti umani e animali e di gestazione di embrioni umani in uteri di animali; l’ipotesi o il progetto di costruzione di uteri artificiali per l’embrione umano. Questi procedimenti sono contrari alla dignità di essere umano, propria dell’embrione e nello stesso tempo ledono il diritto di ogni persona umana di essere concepita e di nascere nel matrimonio e dal matrimonio".
Anche i tentativi o le ipotesi volte ad ottenere un essere umano senza alcuna connessione colla sessualità, mediante "fissione gemellare, clonazione, partenogenesi, sono da considerare contrarie alla morale, in quanto contrastano con la dignità sia della procreazione umana, sia dell’unione coniugale".
Nei sedici anni che ci separano dalla pubblicazione di questo documento, il cammino della scienza ha provocato nuovi interrogativi e nuove risposte magisteriali, per i quali ci sarà preziosa guida la relazione che attendiamo da S. E. l’Arcivescovo.
3. A chi
Un primo cenno di risposta la troviamo nel depliant di presentazione di questo convegno: "Il soggetto che per primo riceve il dono della vita è colui che, già vivo nel grembo materno, aspetta di nascere, per essere riconosciuto membro della società umana". Destinatari legittimi, unici nel loro genere, di questa nuova vita sono i genitori, in quanto coppia unita dal sacramento del matrimonio. Il procreare una vita umana prima o fuori dal matrimonio è un atto lesivo dei diritti di ogni persona di nascere da una coppia definitivamente e stabilmente unita nel sacramento nuziale. Tuttavia, se una nuova vita fosse anche concepita e nata fuori da questo ordine, voluto da Dio, essa conserverebbe il diritto di essere accolta, custodita e amata, come ogni altro figlio.
È per servire questa causa che sono stati fondati i Centri e i Servizi per l’accoglienza della vita. Il sociologo Franco Garelli proprio in questa settimana ha fatto pubblicare una incoraggiante statistica: in 25 anni di attività i Centri per la Vita hanno favorito la nascita di 55.000 bambini.
Nel giro di pochi mesi anch’io ho battezzato tre bambini per i quali mi hanno detto che si riteneva inevitabile l’aborto. Le mamme stesse hanno assicurato che per la salvezza del proprio bambino era stato determinante l’aiuto morale ed economico delle persone che lavorano nel Servizio di Accoglienza alla Vita.
Se in modo unico e privilegiato destinatari di una nuova vita sono i genitori, sotto un altro aspetto si può dire che l’arrivo di una creatura umana arricchisce anche tutta la comunità che l’accoglie. Non è senza fondamento equiparare la persistente sordità della nostra società a questa istanza ad una scelta suicida.
Una domanda, che l’Arcivescovo ha fatto porre sul depliant di presentazione di questo convegno, ci fa rilevare che, se ogni vita umana che sboccia è sempre un dono anche per la Chiesa, in alcuni casi lo è in modo privilegiato. L’interrogativo infatti suona così: come spiegare che è dono la coniugalità e altrettanto la consacrazione verginale? Anzi, che l’una e l’altra sono propriamente il modo di integrare corpo e spirito? Ho voluto fare questa citazione perché da parecchi anni il 2 febbraio è anche festa delle vocazioni consacrate, per le quali la Chiesa chiede riflessione e preghiera.
Ogni primavera porta con sé una ricchezza di fiori. Chiediamo a Dio che l’auspicata nuova primavera della Chiesa porti con sé tanti fiori, ma specialmente i più belli, i bambini!