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Ferrara, 21 febbraio 2007
Le ceneri
Cari colleghi,
ultimamente non vi scrivo spesso e dunque avrete pazienza se questa volta la mia lettera sarà una conversazione con il cuore in mano anziché una secca comunicazione tecnico-organizzativa.
Il fatto è che la nostra Associazione sta vivendo il travaglio tipico della modernità: tanti impegni, poco tempo, tanti bombardamenti massmediatici che confondono e creano disagio. La famiglia, il lavoro, un po’ il riposo che sentiamo di meritare, tutto contribuisce a quel rifugio nel privato di cui l’associazionismo in generale soffre da tempo. Forse a tutti è capitato di dire: «Accipicchia, sarebbe interessante quell’incontro, quella conferenza, quella iniziativa! Ma come faccio? Proprio il giorno e l’ora in cui sono di guardia, in cui ho qualcos’altro da fare, quando ho programmato quella uscita con il marito/la moglie prevista da tanto tempo, quando ho la cena delle altre associazioni di cui faccio parte...».
E così anche la frequenza all’attività associativa dell’AMCI è andata scemando. Ho creduto di poter ovviare almeno parzialmente alle legittime difficoltà diradando gli appuntamenti programmati, facendovi parte magari di altre iniziative organizzate da altre “sigle”, sempre coerenti e in armonia con il progetto di una formazione e informazione fedeli all’impegno di animare la realtà sociale alla luce del diritto naturale e del magistero cattolico.
Ma neppure questa via ha dato i frutti sperati di vedere compattata una associazione viva e desiderosa di confronto e di impegno. Intendiamoci: il rammarico è relativo solo alla mia incapacità di offrire motivazioni e occasioni gratificanti.
Ne ho parlato ripetutamente con mons. Giulio Malacarne, con il quale abbiamo concordato di riprendere il vecchio, ma forse insostituibile, stile AMCI: una serie di appuntamenti regolari, a cadenza pressoché mensile, così da cercare nella costanza una fedeltà che sia anticipazione di impegno e coinvolgimento.
Il nostro caro don Giulio ha passato un periodo di acciacchi dovuti alle “primavere”, ma con la giovinezza che contraddistingue il suo spirito non si sottrae alla fatica di offrirci sempre il suo sostegno, sebbene abbia chiesto all’Arcivescovo di vedersi affiancato da forze anagraficamente più imberbi! Personalmente trovo questa disponibilità straordinaria-mente altruista e generosa, poiché darà modo anche ad altri di avvicinarsi maggiormente al complesso mondo della sanità e degli ammalati.
Resta dunque da vedere dove si svolgerà l’attività prossima dell’AMCI, magari facendo conto anche sulla disponibilità già ampiamente dimostrata dal Cappellano dell’Arcispedale S.Anna, il carissimo don Stefano che, oltre ad essere un collega, ci ha già regalato tanta collaborazione.
Ma per ora “ritorniamo a casa”:
Sarà un ritrovarsi in famiglia, per parlare anche di come organizzare al meglio il nostro essere realtà viva nella Chiesa e nella società; per rinnovare l’iscrizione e relativa quota associativa (anche Roma ha le sue esigenze!); per farvi stato della intensa attività che l’AMCI svolge a livello nazionale (sarò in partenza per il Consiglio Nazionale di marzo).
Confido ancora una volta nella vostra comprensione e nel vostro contributo di idee e suggerimenti, ringraziandovi di cuore.
A presto
il presidente