Associazione Medici Cattolici Italiani

Sezione di Ferrara


 

3 febbraio 2002

Convegno organizzato dal Servizio di Accoglienza alla Vita di Ferrara
La casa dell'uomo e per l'uomo

Sala Estense - Ferrara


Presentazione del Presidente dell'AMCI ferrarese
dott. Chiara Mantovani

 

Parlare della persona umana con ragionevolezza e rispetto è oggi un compito ineludibile per chiunque voglia o debba intervenire nei dibattiti culturali: per parlare di bioetica come di politica, di pace come di economia in modo responsabile, è necessario definire l’uomo, che di ogni dibattito e di ogni atto è il primo e diretto responsabile e protagonista.

Eppure questo è diventato un compito difficile e perciò spesso evitato dal momento che dichiarare la propria convinzione su chi sia l’uomo, e quali doveri e diritti gli competano dunque per natura, equivale a dichiarare quale sostanziale indirizzo si vuole dare al modo di vivere in società.

Per questo ogni anno il "popolo della vita", come lo ebbe a chiamare Giovanni Paolo II nella Evangelium vitae, raccoglie con entusiasmo l’invito dell’Episcopato italiano a celebrare la "Giornata per la Vita": per fare della ricorrenza temporale l’occasione di rinnovare l’impegno ad "annunciare, celebrare, servire" la buona notizia che la vita è un dono ed è preziosa.

Sia l’annuncio, che la celebrazione, che il servizio non possono fare a meno di un atto previo, di un impegno — spesso ritenuto a torto superfluo e dispersivo — che è quello del riflettere, del meditare, addirittura del contemplare.

Partendo dal necessario sguardo rispettoso sulla realtà, che va prima riconosciuta in quanto tale e poi indagata con gli strumenti della ragione umana, l’uomo può poi decidere come agire, cioè come esercitare la propria volontà nella libertà che la sua natura gli consente. Ma senza conoscere la realtà, che è la concretezza della verità, su se stesso, l’uomo di fatto non può sapere come agire: sa agitarsi, questo sì, ma non sa agire bene.

Da questo fondamentale punto di partenza, la conoscenza prima e il ri-conoscimento poi, inizia anche il percorso della riflessione a voce alta del SAV di Ferrara: questo infatti è il senso del convegno che ogni anno ci vede riuniti attorno ad autorevoli relatori e al nostro Arcivescovo, una riflessione offerta a chiunque desideri condividerne la fatica e strutturata in modo da costituire una occasione di approfondimento.

C’è una cosa che universalmente è riconosciuta necessaria e al tempo stesso caratteristica dell’uomo: la casa.

Luogo accogliente per definizione, luogo dove è possibile trovare riparo e protezione per affrontare le intemperie meteorologiche e emozionali, la casa è caratterizzata da chi la abita e, al tempo stesso, in qualche modo racconta il suo abitante.

È chiaro che molte sono le dimore necessarie alla vita della persona umana, se con "casa" si vogliono intendere i vari ambiti in cui la vita si snoda e si articola. Alcuni sono luoghi fisici, altri sono habitat emozionali, altri ancora sono consorzi umani: tutti esprimono, allo stesso tempo, ciò che l’uomo è e ciò che l’uomo pensa di sé.

La prima "casa" necessaria all’uomo è il grembo di una madre: esso non è un semplice contenitore, poiché non è separabile dalla persona che, a sua volta, lo contiene. Non solo non lo si può separare fisicamente, ma neppure teoricamente, intellettualmente, dalla persona della madre, poiché essere madre è differente da essere incubatrice. È dunque una "casa" nella quale e per mezzo della quale la realtà incomincia ad essere conosciuta e i rapporti interpersonali ad essere allacciati. È una "casa" costruita in senso proprio dall’ospite che la abita, in stretta collaborazione con colei che lo ospita, è un nido accogliente e caldo per definizione, e in cui si avvia il processo di conoscenza di sé e del circostante.

Dal momento della nascita in poi iniziano ad essere ampie e molteplici le "case" che accoglieranno la persona umana, gli ambiti in cui si svolgerà la sua crescita fisica e spirituale. Lungo tutto il corso della sua esistenza l’uomo ha bisogno di nuovi e più capienti "uteri", luoghi che lo introducano nella realtà e che lo aiutino a comprenderla e a misurarsi con essa. Fatto per natura in modo da realizzarsi con gli altri, egli ha bisogno, nel senso che gli è dovuto in forza del suo stesso essere — e dunque è giusto che abbia —, una serie di ambiti che intersecandosi, sovrapponendosi, distinguendosi, talvolta anche entrando in conflitto, lo aiutino a vivere.

Nella "casa" che è costituita dalla relazione interpersonale più profonda e completa che possa esistere fra uomo e donna — nella famiglia fondata sul matrimonio — , proprio lì si impara meglio ad essere se stessi in relazione con gli altri.

E dopo, e insieme, e accanto, tutte le altre "compagnie": quella della scuola, comunità che educa, quella degli amici, e via via fino a quella ampia, ma non indistinta, della società umana, fatta di persone (non di individui).

Una società che sappia strutturarsi in maniera rispettosa della verità della persona, saprà anche costituirsi come una "casa" accogliente per i suoi membri; diversamente, essa diventerà un alloggio precario, un luogo dove la persona non può trovare sostegno e aiuto al vivere, ma solo competizione per una sopravvivenza in contrasto con le esigenze più profonde della propria natura.

Se l’uomo fosse solo un organismo biologico, come molti vorrebbero farci credere, e se la sua socialità fosse solo un modo per conciliare opposti interessi, il nostro convegno avrebbe potuto terminare qui. Ma per grazia di Dio, e non per caso né per fortuna, la persona umana è uno spirito incarnato e tutte le "case" che lo ospitano e, insieme, lo caratterizzano e ne sono caratterizzate, trovano fondamento e senso nella sua patria d’origine, nella Casa del Padre, che ben conosce che cosa abbisogna all’uomo, perché lo ha creato e voluto solo per Amore. Quell’Amore infinito che, dopo aver creato l’uomo, lo ha anche salvato. Ecco perché l’immagine che abbiamo messo sui manifesti del nostro convegno è l’Annunciazione: perché questo avvenimento storico è anche paradigma della dimora adeguata alla dignità della persona umana. Nella casa della Vergine Maria avviene l’incontro fra il messaggero celeste, intermediario fra Cielo e terra, e Colei che può ospitare la natura umana di Dio. Il "fiat" di Maria rende possibile l’accoglienza di una nuova persona umana nel corpo di una donna. Il Figlio dell’Uomo è così offerto a tutto il mondo: accolto nella casa di Maria, Egli ora condivide la vita e la dimora di ogni uomo.

C’è un luogo in cui tutto questo ancora, oggi, concretamente e realmente avviene: è la Chiesa, una casa a disposizione di ognuno, una "famiglia" di fratelli, una società di redenti e il luogo in cui ci è preannunciata la dimora ultima di cui abbiamo assolutamente bisogno.

La Chiesa è la prima casa che accoglie colui che è appena nato alla vita della fede e lo reintegra nella dignità di figlio tramite il battesimo. La Chiesa è la famiglia che riconosce nella Trinità il modello del vincolo di amore fra le persone e agisce nel mondo così da prendersi cura di ogni uomo, perché fratello in Cristo. La Chiesa è la società umana in cui i rapporti interpersonali sono orientati al vero bene comune, che è la salvezza, nella consolante certezza della comunione dei santi. La Chiesa infine, essendo la casa di Dio in mezzo alle case degli uomini, rende possibile l’anticipazione dell’incontro con il Padre nella sua Dimora, perché nella Chiesa Cristo è non solo ricordato bensì perennemente presente e vivo: e Lui è la via per il Padre.

Tutto il convegno può allora riassumersi così: se l’uomo non riconosce il senso della sua vita, se non riconosce la propria realtà di creatura pensata voluta e redenta per amore, non gli sarà mai possibile edificare delle dimore, delle "case", degne di lui, né raggiungere quella definitiva in cui si realizzerà la pienezza della persona umana.


Torna alla pagina principale