organizzato dall'Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio
in collaborazione con il Centro di Consulenza "Gastone Lambertini" del SAV di Ferrara
e con l'Associazione Genitori "Luigi e Zelia Martin"
1 marzo 2003
Dott. Chiara Mantovani
Direttore del Centro di Consulenza "Gastone Lambertini" del SAV di Ferrara
Il ringraziamento per la vostra presenza è oggi particolarmente sincero e caloroso.
La maggior parte di voi è costituita da persone molto impegnate, il cui tempo è straordinariamente conteso fra occupazioni rilevanti.
Ciò che noi possiamo fare, per rispettare e onorare l’impegno che oggi vi fa essere qui, è di non farvi sprecare questo tempo: quindi di cercare di offrirvi molto "arrosto" e poco fumo. Questo però comporta una densità ed una concentrazione forse faticose: abbiate pazienza, nella consolante persuasione che ciò che costa fatica di solito è prezioso.
L’idea di questa Giornata, che speriamo sinceramente essere davvero la PRIMA di una serie, nasce su un treno: quello del ritorno da Lourdes del pellegrinaggio diocesano che, fra le altre meraviglie, ha visto la presenza di molti gonfaloni dei Comuni della nostra provincia ad accompagnare la testimonianza della sofferenza e della solidarietà di tanti nostri concittadini alla grotta di Massabielle. Allora è sembrato incoraggiato il proposito di affrontare seriamente le preoccupazioni della Chiesa e delle istituzioni civili.
Un interesse certamente comune è quello della famiglia.
Dice l’avvocato Tiziano Tagliani, vice sindaco nonché assessore alle politiche per la famiglia, nella bella introduzione alla pubblicazione statistica del Comune "La famiglia ferrarese fra tradizione e cambiamento": "la ricerca impone davvero a tutti una riflessione determinante sulla fragilità delle relazioni parentali [...] sul futuro stesso della famiglia come opzione prima e fondamentale delle relazioni interpersonali e sociali. Ad un giudizio di valore sono allora chiamati tutti i cittadini, gli amministratori, la Chiesa, il mondo della scuola e del lavoro, né sarà indifferente il contributo di alcuno su un tema che è alla base del nostro futuro sistema sociale".
Questo è l’altro input, per il quale mi permetto di ringraziarlo personalmente e pubblicamente, che ha generato il progetto di queste Giornate di Studi.
Alcuni dati telegrafici tratti da quella pubblicazione:
Mi pare dunque lecito chiedersi: allora l’impegno matrimoniale pubblico, civile e/o religioso, non è più visto come la modalità ordinaria di formazione di una famiglia?
Forse allora non si reputa più l’istituzione familiare come necessaria alla propria realizzazione personale e nemmeno alla costituzione del tessuto sociale?
Ma è davvero così indifferente il MODO con cui si struttura la relazione interpersonale?
Esiste un bene ragionevole del matrimonio? (con bene ragionevole si intende una bontà riconoscibile dalla ragione)
E quando esistesse, sarebbe importante tenerne conto, oppure comunque questo "bene" potrebbe essere soggetto ai gusti dei singoli?
Quale riconoscimento di questo bene sarebbe doveroso per l’istituzione civile e per quella religiosa?
Per snellire i lavori della mattinata, nella cartellina che vi è stata consegnata all’ingresso troverete alcuni documenti significativi. La loro lettura meditata, seppure impegnativa, può costituire una buona base di riflessione personale. È poi necessaria un’avvertenza: la Giornata di Studi è stata strutturata in due momenti: il primo, stamani, una analisi dello stato e dei fondamenti della istituzione familiare; il secondo, nel pomeriggio, il racconto di un’esperienza e il dialogo con e fra di voi.
Vi prego di NON pensare: la teoria e la pratica o, peggio, l’ideologia e la prassi. No, si tratta dello stesso lavoro, che abbisogna del pensiero prima dell’agire, del giudizio della ragione che dà forma all’atto. Si tratta di due tappe, temporalmente e logicamente conseguenti, dello stesso necessario percorso. Perché, è stato detto con grande efficacia, o l’uomo agisce come pensa oppure finisce per pensare come agisce.
Iniziamo dunque questo percorso con l’aiuto di Marco Invernizzi, milanese, laureato in filosofia alla Univerità Cattolica di Milano, esperto di storia del movimento cattolico in Italia, curatore - fra le altre - della rubrica di Radio Maria "La voce del Magistero". Condivide con il secondo relatore, Giovanni Cantoni, piacentino, direttore della rivista "Cristianità", l’impegno ormai trentennale in Alleanza Cattolica, una associazione civico-culturale presente su tutto il territorio nazionale che ha come principale interesse lo studio e la diffusione del magistero sociale della Chiesa.
Allora, primo passo:
per molti secoli è stato ampiamente condiviso che
è
Il matrimonio è ciò che attua le condizioni affinché alla persona umana sia possibile vivere la relazione interpersonale in modo adeguato alla propria natura.è
Perché allora non tutti i matrimoni sono felici?è
Perché il matrimonio non è una formula magica, né un automatismo: è una capacità donata ad una libertà, quella umana.è
Qual è questa natura umana?La riflessione filosofica sulla natura dell’uomo è vecchia come l’uomo stesso, dal momento che rispondere alla domanda "chi sono?" è da tutti sentita come importante. Una delle acquisizioni più preziose dell’umanità, nata dalla capacità di ragione dell’uomo, è che la persona umana è qualcosa di più del suo corpo e dei suoi istituti.
La nostra cultura occidentale ha la consapevolezza che l’uomo è un soggetto portatore di diritti innegabili, in virtù del fatto che vale più delle cose, più della stessa materia di cui è costituito.
Quella consapevolezza, che ha portato — per intenderci — alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, deve molto ad un ulteriore contributo chiarificatore che viene dal pensiero cristiano.
Ci tengo molto a sottolineare: al PENSIERO cristiano, cioè ad una fede che è pensata e non "sentita" come una qualsiasi emozione.
Questo pensiero ha delle cose importanti da dire sul senso del legame fra uomo e donna e sulle caratteristiche che questo legame è bene che abbia, se vuole essere "a misura" della dignità della persona umana.