4 febbraio 2001
Convegno organizzato dal Servizio di Accoglienza alla Vita di Ferrara
EUTANASIA. Quando la "buona morte" non ha niente di buono
Sala Estense - Ferrara
Intervento dell'Assistente spirituale del SAV e dell'AMCI ferrarese
Mons. Giulio Malacarne
L'umana pietà vuol dare al problema della sofferenza dei malati, soprattutto in fase terminale, una risposta indotta dalla disperazione, anche se "truccata" da un eufemismo: "eutanasia", etimologicamente "dolce morte". La rivista "Medicina e morale", al n. 5 del 1995, faceva notare che Paesi come l'Olanda, il Lussemburgo, il Belgio, il Sud Africa, hanno avanzato proposte di legge e sostegno della legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito (l'Olanda, purtroppo, è già approdata al suo scopo). Giovanni Paolo II nell'"Evangelium Vitae" dice: "la domanda che sgorga nel cuore dell'uomo, nel confronto supremo con la sofferenza e con la morte, specialmente quando è tentato di ripiegarsi sulla disperazione e quasi annientarsi in essa, è soprattutto domanda di compagnia, di solidarietà, di sostegno nella prova. E' richiesta d'aiuto per continuare a sperare quando tutte le speranze vengono meno". Ecco, da un lato ci sono i grandi progressi della medicina, che garantiscono una condizione migliore al malato, dall'altra il diffondersi della cultura della morte secondo cui non è importante il tipo di vita, ma solo la qualità della vita. Le principali matrici del movimento pro - eutanasia potrebbero essere configurate nelle tre matrici di cui farò un brevissimo accenno. La prima: la secolarizzazione del pensiero e della vita, che non consente di comprendere il significato della morte e del dolore, soprattutto perché rifiuterebbe ogni dipendenza dell'uomo da Dio e dalla legge morale e riserverebbe esclusivo interesse per le realtà mondane. "La morte - dice la nostra fede - ha un senso soltanto se, privando l'uomo dei beni terreni, apre la speranza verso una vita più piena". Seconda matrice: lo scientismo razionalista e umanitarista. Il pensiero scientista, di cui Monod è uno dei principali rappresentanti, muove dal presupposto che la conoscenza oggettiva è possibile soltanto nel campo della scienza sperimentale e questa sarebbe incompatibile con ogni tipo di conoscenza che egli chiama "soggettiva" e perciò escluderebbe i valori etici. La ragione (quella scientifica) è la sua unica guida e l'uomo non deve rispondere a nessun altro del proprio destino. Di qui le deduzioni aberranti: non può esservi eutanasia umanitaria, all'infuori di quella che provoca una morte rapida e indolore ed è considerata come un beneficio dell'interessato. E' crudele e barbaro esigere che una persona venga mantenuta in vita contro il suo volere e che si rifiuti l'auspicata liberazione, quando la sua vita ha perduto qualsiasi dignità, bellezza, significato, prospettiva di avvenire. La sofferenza inutile è un male che dovrebbe essere evitato nelle società civilizzate. Da quando il valore oggettivo della persona è scomparso dal pensiero occidentale, per il trionfo accordato alle filosofie dell'immanenza e del soggettivismo, la morte dell'uomo, nel suo valore trascendente, era già inflitta nelle coscienze. Quando l'uomo non ha più valore trascendente di persona, non gli resta che sentirsi una cosa. Terza e ultima matrice, che costituisce l'altra fonte di problemi etici per la medicina attuale, è costituita dalle conseguenze della cosidetta "socializzazione della medicina". La domanda di salute, sostenuta dalla richiesta di benessere individuale e sociale, spinge all'affollamento degli ospedali e perciò alla "spersonalizzazione" dell'assistenza sanitaria, all'isolamento del morente nelle corsie. Tutto ciò determina una difficoltà reale, per il personale di assistenza, di passare dalla semplice assistenza tecnica all'assistenza umana. La complessità dei problemi suscitati da queste ideologie e da queste situazioni, attendono risposte che non è sempre facile trovare.
Ringraziamo per questo gli illustri ospiti relatori che, mentre ci onorano della loro presenza, ci faranno dono del loro illuminato pensiero su questa delicata materia.