Associazione Medici Cattolici Italiani

Sezione di Ferrara


5 febbraio 2006
Giornata della Vita
Omelia di S. E. mons. Paolo Rabitti, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio



"Tu o Dio ami tutte le cose esistenti.
Come potrebbe sussistere una cosa se tu non l’avessi chiamata all’esistenza?
Tu risparmi tutte le cose, perché tutte sono tue, o Signore, amante della vita"
(Sap 11, 24-25)

 

Sono 2000 anni da quando il mondo è avvisato che Iddio ha la vita in se stesso; che al Figlio di Dio, Gesù, è concesso di avere, pure Lui, tale vita (Cfr. Gv 5,26). E Gesù medesimo ci ha detto che "è venuto per darci la vita" (Cfr. Gv 10,10).

Da allora si è incuneata, nella coscienza dei Cristiani, una verità antica e nuova.

L’antica – che scendeva dal Sinai – è "non uccidere" (Dt 5,16) e la nuova – fiorita dalle labbra di Gesù è "fate come io ho fatto" (Gv 13,15) cioè "amate-servite!".

Amore-servizio verso le vedove, gli orfani, i carcerati, i malati, i sofferenti.

Poi verso gli esuli, i profughi, i sinistrati, i senzatetto, i perseguitati.

Alla base di tutto si è maturata "la cultura della vita".

Servire Dio è servire la vita.

Coltivare la vita è culto a Dio.

* * *

Come può essere che oggi si devitalizzi proprio questo culto e questa cultura della vita?

Si era ingenerata, nei secoli, la civiltà, la felicità e la reverenza per la vita nascente; e oggi si tende a centellinare le nascite ed, anzi, a sbarazzarsi, spesso, della vita nel suo primo sorgere.

Si moltiplicavano, nelle diverse ere di questi duemila anni, le iniziative per assistere e custodire la vita in pericolo; e oggi si corre verso la legittimazione della soppressione di vite disagiate o onerose per la società.

Si era maturata, lentamente, la coscienza della "inutile strage" e della inumanità delle guerre; e invece incombe, oggi, la "degradazione dell’umanità" (GS 79): i terrorismi, le armi scientifiche, gli stermini che possono portarci "alla pace di una terribile morte".

Perché tutto questo?

Dove è andata a seppellirsi e a ibernarsi la "cultura della vita"?

Forse il virus di questa inversione di marcia, che dalla vita ci fa retrocedere a culture di morte, è il progressivo, spesso inconscio, cammino dell’uomo che si fa Dio a se stesso.

Non più la verità recata da Cristo, ma la noncuranza o la negazione di Dio e la cancellazione della Religione, presentate come esigenze del progresso scientifico e di un nuovo tipo di umanesimo.

"L’aspirazione dell’autonomia dell’uomo viene spinta così avanti da suscitare difficoltà nei riguardi di qualunque dipendenza da Dio" (GS 20).

"Si pretende che la libertà consista nel fatto che l’uomo sia fine a se stesso, unico artefice della propria storia" (GS 20).

Perduta così la verità, perché perduto ed estromesso Dio dal pensiero e dall’agire umano, la prima vittima è la intangibilità e la sacralità della vita. Non più Dio datore, garante, padrone (1Sam 2,6; Dt 32,39) della vita, ma l’uomo arbitro della propria e altrui esistenza.

I Cristiani autentici, da vario tempo, suonano l’allarme: "Si versa sangue su sangue" (Os 4,2); "tutto è una grande confusione: sangue, omicidi, furto, inganno, slealtà, corruzione di anime, perversione sessuale, adulterio, dissolutezza" (Sap 14,25-26).

Di conseguenza, l’esperienza del popolo di Dio è stata spesso molto amara: "Dio si stanca di aver pietà" (Ger 15,6). Da Caino in poi, lo sappiamo: "la voce del sangue del fratello grida a Dio" (Cfr. Gen 4,10) e "il sangue innocente versato ricade su di noi" (Cfr. Mt 23,25).

* * *

Noi Cristiani dobbiamo sottrarci a questi atti e a queste mentalità che manomettono la vita.

Se anche noi ce ne lasciassimo contagiare, saremmo come quegli Israeliti che aprirono la città di Gerusalemme a chi veniva ad espropriare il loro Santuario, le loro feste e tradizioni e si trovarono l’empietà in casa. Poi, quando fu troppo tardi, piansero lacrime amare.

Noi Cristiani sappiamo bene che la verità di Dio è la verità per l’uomo e che, ricordando a noi e testimoniando a tutti, tale verità, noi siamo "luce nel mondo e sale della terra" (Cfr Mt 5,12-14). Noi possiamo, una volta ancora, aiutare il mondo a risollevarsi dalla desolazione affinché l’umanità non resti in balia dell’iniquità e possa riprendere la via della vita (Cfr. Is 64).

Lo possiamo fare chiedendo perdono per tutti a Dio, affinché guardi la nostra la nostra civiltà in eclissi ed agisca senza indugio per cambiare il cuore di chi la sta devastando. Lo possiamo fare impegnandoci a servire la vita.

È per amore, non per contrapposizione che esprimiamo il nostro disagio e dolore per questo avanzare della cultura della morte.

Non è un fattore politico che ci spinge a dissentire da quanti chiamano "terapia" o "libertà" la manipolazione diretta o indiretta della vita.

Non è fondamentalismo religioso che vorrebbe imporre la propria fede sottraendola alla indispensabile libertà delle coscienze.

Non è ingerenza indebita nei riguardi di chi laicamente detiene responsabilità politiche, culturali, sanitarie, civiche.

Non è indifferenza o insensibilità e noncuranza di fronte ai problemi economici, familiari, sanitari che toccano non poche famiglie. Come si sa, invece, la comunità cristiana cerca di farsene carico con scuole materne, oratori, strutture sanitarie, scuole di vario grado, volontariato, assistenza, carità.

È, al contrario, solo un grande allarme che scaturisce da quell’umanesimo il quale – oltre che cristiano – riteniamo abbia dimostrato al mondo, da venti secoli, di esser oltremodo efficace e veritativamente fondato.

Perciò – anche a nome dei cittadini, tuttora convinti cristiani, della nostra Città e Provincia; e con mio vero, e spero già documentato, attaccamento e premura per questo Popolo – mi permetto di far giungere a tutti i Ferraresi-Comacchiesi una parola di vita:

Sappiamo quanto sia difficile reagire ad una regola e una prassi oggi quasi fatale: "così fan tutti". Lo si diceva anche in tempi di regime; e gli occhi di tutti si aprirono quando era troppo tardi.

Vorrei, almeno, non si dicesse, domani, che la Chiesa ha taciuto. E spererei, che, almeno i Cristiani non si accodassero a questa cultura contro la vita e a questi abbagli della mente che chiama "libertà" la soppressione di altri e definisce "farmaco" ciò che è letale per la propria creatura.


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